Ecco la motivazione ,addotta dal dr. Matteoli, che ha portato alla "bocciatura" dei candidati espressi dagli enti locali per la presidenza dell’Autorità Portuale. Il dr. Matteoli — vista la sentenza del Tar della Toscana che ha accolto il ricorso presentato dal presidente uscente Roberto Piccini — ha inviato subito l’altra sera una lettera agli enti locali nella quale specifica i motivi della «bocciatura» dei candidati Piccini, Roberto Nardi e Piero Nocchi.
Estremamente pesante il giudizio sull’operato del presidente uscente: «Riguardo al signor Piccini — scrive si legge nel documento del Dott. Matteoli, la constatazione, derivante dall’esame dei conti consuntivi dell’ultimo triennio dell’ente, ha evidenziato, in relazione all’attività gestionale attribuibile al signor Piccini, un’evidente e palmare incapacità di utilizzo dei fondi a disposizione ed il mancato raggiungimento degli obiettivi strategici prefissati all’inizio del proprio mandato presidenziale, con un correlato aggravamento delle condizioni competitive dello scalo.
Va inoltre segnalato che la sensibile riduzione degli interventi per opere pubbliche strategiche e per manutenzione di opere infrastrutturali essenziali può pregiudicare, anche nel futuro, la competitività del porto di Livorno, che oggi rischia, a fronte di una forte concorrenza da parte degli altri scali europei operanti nel medesimo bacino di traffico, di vedere ulteriormente peggiorare la propria posizione sotto il profilo economico ed occupazionale sul territorio».«Pertanto, ai fini di una migliore tutela del pubblico interesse (!!!), non si ritiene di poter confermare l’incarico al presidente uscente, nei confronto del quale non sussite peraltro l’indispensabile presupposto di reciproca stima e lealtà, necessario per instaurare un valido e proficuo rapporto fiduciario».
Il giudizio su Piero Nocchi, assessore provinciale indicato dal Comune di Capraia Isola. «Risulta munito del diploma di direttore di macchina rilasciato dall’istituto nautico di Livorno e ricopre soltanto da pochi mesi l’incarico di assessore della Provincia di Livorno alla programmazione territoriale, trasporti, trasporto pubblico locale e porti. Ne deriva pertanto la carenza del requisito ‘di esperto di massima e comprovata qualificazione professionale nel settore dell’economia dei trasporti e portuale’ richiesto dall’articolo 8 della citata legge 84/94, anche perché l’interessato, prima della sopracitata nomina ha rivestito prevalentemente incarichi di esponente sindacale. Ciò se da un lato ha consentito al signor Nocchi di conseguire anche una conoscenza nel settore portuale, dall’altro non costituisce un organico, strutturato e coerente percorso formativo o professionale nel settore dell’economia dei trasporti e portuale».
La lettera chiude, con tre righe dedicate a Roberto Nardi, presidente della Camera di Commercio. «Perito industriale, pur avendo ricoperto incarichi presso autorità portuali, non si rinviene il possesso delle professionalità specifiche che, ad avviso dello scrivente, lo rendano idoneo a ricoprire il mandato presidenziale». Il ministro chiede una nuova terna di candidati, entro trenta giorni dalla lettera inviata il 20 gennaio. Si riapre ora il toto nomi mentre il commissario Giuliano Gallanti ieri ha preso le consegne a Palazzo Rosciano.
Certo , per onestà , c’è anche da dire che certi ministri, ma non è il Suo caso ovviamente, dott, Matteoli, fanno i ministri senza sapere un tubo delle tematiche afferenti al propri ministero.
Per conoscere meglio il Dr Matteoli riportiamo quanto scritto sul "Il Fatto Quotidiano" a firma di Emiliano Liuzzi
"Così Matteoli, già colonnello di Fini e oggi uomo di Berlusconi, ha voluto entrare a gamba tesa in una decisione fondamentale della città che lo vide, trent’anni fa, muovere i primi passi in politica dai banchi del Movimento sociale. Era il 1975, quando Livorno era una roccaforte rossa e il Pci un partito vero. Un contesto difficile per il giovane ragionier Altero, classe 1940 da Cecina, fascista dalla testa ai piedi. E oggi che finalmente comanda lui, qualche sassolino dalle scarpe evidentemente vuole toglierselo.
Pensare che potesse lasciare la presidenza della Port Authority nelle mani di Piccini, figlio di Italo, uomo forte del porto per un trentennio, era assai improbabile. Così Matteoli ha atteso che gli enti preposti a presentare una rosa di candidati si scannassero fra di loro e alla fine, quando sono emersi i nomi di Piccini e Nardi, si è fatto sentire. “Ci vuole una terna. O viene individuato un altro candidato, oppure il governo del porto sarà commissariato”.
Eppure Matteoli di scottature nella sua Livorno ne ha prese a sufficienza. La storia più clamorosa è quella di Bruno Lenzi negli anni in cui è stato commissario dell’autorità portuale e della Porto 2000. Colui che Matteoli aveva individuato come uomo forte della destra per risollevare il carico e lo scarico delle merci labroniche da anni di sonnolenza.
Ma l’ascesa di Lenzi, tra 2004 e il 2007, è finita in uno dei più grossi scandali giudiziari che il porto di Livorno abbia mai vissuto. Quando nel 2009 la Guardia di Finanza, è andata a spulciare i conti della Porto 2000 ha trovato un inferno di ruberie che non si vedeva dagli anni del craxismo sfrenato. Coi soldi pubblici Lenzi aveva acquistato quadri, una collezione di 1400 dipinti d’autore tra i quali molti Schifano, vestiti per i nipotini, abiti per signore, salotti componibili e cucine. E poi ancora: orologi svizzeri Patek Philippe in oro rosa, cronografi Frank Muller, profumi, borse griffate, massaggi nei saloni di bellezza, fino al pagamento di mediazioni per l’acquisto di case del patrimonio personale di Lenzi. Tutte spese che l’uomo di Matteoli aveva definito di rappresentanza, anche se, un mese fa, Lenzi ha preferito patteggiare 4 anni di reclusione piuttosto che affrontare il processo.
Ma l’affaire Lenzi non è l’unico episodio imbarazzante fra Matteoli e la sua Livorno. Appena un anno prima, l’allora ministro dell’Ambiente chiamò l’ex prefetto Vincenzo Gallitto, per avvertirlo di un’indagine della magistratura a suo carico. A quel punto Gallitto riunì i suoi uomini nella sottoprefettura dell’isola d’Elba, la sua casa per le vacanze, e ordinò di “distruggere i computer a bastonate” e di “smettere di parlare”. Fortuna volle che quell’indagine fosse al termine che gli elementi investigativi fossero già stati raccolti. Ma la cosa paradossale è che durante la riunione per cancellare le prove, Gallitto lasciò il suo telefonino acceso permettendo ai magistrati di sapere che ad averlo avvertito dell’indagine fu Matteoli. Così l’imputato eccellente diventò Matteoli. Ma l’ex ministro venne salvato dal Parlamento grazie a una legge scritta per lui dall’avvocato e compagno di partito Giuseppe Consolo.
Ma non solo. Alle ultime amministrative, lo scorso anno, fu sempre Matteoli a trovare in Marco Taradash il candidato alternativo alla sinistra. L’ex radicale ha origini livornesi, e secondo lui è l’uomo giusto per portare il candidato del Pd almeno al balottaggio. Di fronte c’era Alessandro Cosimi, avversario tutt’altro che imbattibile. Ma alla fine Taradash perse e Cosimi, per poco più di un punto, passa al primo turno. E per Matteoli fu un’altra bruciante sconfitta.
Anche il più ostinato dei personaggi mollerebbe la piccola Livorno per buttarsi a capofitto nel suo lavoro di ministro delle Infrastrutture. Invece no, Altero (nome che significa fiero, come suo padre volle) non si è voluto fare da parte neanche nell’affare della guida dello scalo marittimo. Così il porto di Livorno, già acciaccato, rischia un altro commissariamento e una morte pressocché sicura."
tratto da : http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/10/13/matteoli-il-ras-di-livorno/71462/