Ai marittimi italiani imbarcati su navi che durante la loro navigazione attraversano zone ad elevato rischio( aree di guerra e zone infestate dai pirati) non viene di fatto riconosciuto alcun adeguato compenso sotto forma di indennità.
Altre marinerie e/o contratti prevedono adeguati compensi . Qualcuno sostiene che al personale extracomunitario imbarcato su navi italiane vengono riconosciute maggiori garanzie , basti pensare che per alcuni di loro è previsto il raddoppio della paga base ma anche il raddoppio dei compensi in caso di morte o infortunio, oltre alla possibilità di poter sbarcare a spese dell’armatore prima che la nave diventi operativa all’interno di una area a rischio. I sindacati Confederali si meravigliano( qualcuno sostiene che fingono di meravigliarsi ) e fanno sapere che in altri paesi i lavoratori marittimi hanno riconosciuti i rischi, arrivando al doppio della paga, e si domandano: e per i marittimi italiani???. Bene ha fatto il Sindacato dei Marittimi a chiedere : Sindacati Confederali ,rispetto al problema non certamente nuovo della pirateria, come mai non siete intervenuti prima? Occorreva aspettare la recrudescenza del fenomeno per far sentire la vostra voce?? .
Vogliamo conoscere come stanno veramente i fatti!!!
Intanto ,l’IPSEMA ha deciso di estendere la copertura assicurativa dei rischi per gli equipaggi di navi italiane che compiono rotte internazionali non solo contro i possibili danni provenienti da conflitti derivanti da guerre ma anche contro episodi di pirateria. Il continuo ripetersi, infatti, di attacchi soprattutto a navi mercantili ma tentati anche contro navi passeggeri, ha spinto l’Istituto a comprendere nell’assicurazione anche queste eventualità. La copertura assicurativa parte con decorrenza gennaio 2009 e la misura del premio supplementare è pari al 5%. La decisione si è resa necessaria considerando che la pirateria, fenomeno delinquenziale che sembra lontano da noi, dilaga invece in tutti i mari del mondo. “L’Istituto – ha chiarito l’Avv. Parlato – ha formulato la proposta in considerazione della natura del rischio pirateria (assimilabile al rischio guerra) in quanto legata alle modalità con cui gli atti di pirateria si manifestano ad esempio con assalti armati attraverso apposite unità navali dotate di mezzi offensivi. L’estensione della copertura a fenomeni similari viene incontro, inoltre, ad un’esigenza concreta di protezione dei lavoratori marittimi, più volte manifestata dall’armamento che ha chiesto persino una protezione di carattere militare su alcune rotte di navigazione”.