lunedì 30 marzo 2009
Marittimi e amianto: la UIL Trasporti fa chiarezza
18/03/2009 La redazione di "laltramolfetta" ha pubblicato la seguente nota della UIL Trasporti – Settore Marittimi che fa chiarezza sul problema dell'esposizione all'amianto dei lavoratori marittimi e sulle procedure per l'accesso ai benefici previdenziali: “Il problema dell’esposizione all’amianto dei lavoratori marittimi, per l’esercizio di un diritto ai relativi benefici previdenziali previsti dalla legislazione,riconosciuti comunque ad altre categorie di lavoratori ,certamente con livelli di rischio inferiori,è stato nei giorni scorsi oggetto di una riunione al Ministero del Lavoro tra l’Ufficio Legislativo dello stesso Ministero,l’INPS,l’INAIL, l’IPSEMA,la Ragioneria Generale dello Stato, ed un rappresentante del Ministero del Tesoro. La riunione si era resa necessaria per fare il punto della situazione sulla materia. Questo anche per effetto di una comunicazione,a firma del Direttore Generale, dott.ssa Palmira Petrocelli, che l’IPSEMA aveva inviato il 7 novembre 2008 ai marittimi che avevano fatto domanda di accesso al beneficio previdenziale,in giacenza circa 30.000,e sulla quale comunicazione il sindacato aveva chiesto chiarimenti dal momento che si stava diffondendo una interpretazione circa una sorta di prescrizione e rigetto delle domande stesse. Chiarimento che,attraverso uno scambio epistolare,ha fugato ogni dubbio circa la volontà dell’Istituto a continuare a perseguire tutte le iniziative possibili per l’acquisizione della necessaria documentazione (curriculum lavorativo) per avviare il procedimento amministrativo per il riconoscimento del prolungamento dell’anzianità previdenziale. Dall’incontro è emersa la volontà del Ministro Sacconi di impegnare tutti gli istituti e gli enti coinvolti a ricercare una adeguata soluzione. Identico orientamento è stato manifestato dall’INAIL. Il Tesoro,invece,ha eccepito la mancanza della copertura finanziaria necessaria a coprire i costi del provvedimento. Posizione, questa,che è stata contestata dall’IPSEMA con due ineccepibili argomentazioni: - la prima,quella riferita ad un problema di copertura finanziaria che si pone ora con l’IPSEMA. Problema inesistente, allorquando la titolarità delle procedure dell’amianto ai marittimi era in capo all’INAIL; - la seconda argomentazione,quella della irrisorietà della spesa. Infatti,circa la titolarità dell’Ente certificatore,l’art.1,comma 567 della legge n. 266/05 (legge Finanziaria per l’anno 2006)ha trasferito dall’INAIL all’IPSEMA tutte le competenze relative alla certificazione ed all’accertamento dell’esposizione all’amianto del personale navigante,ai fini del riconoscimento dei benefici previdenziali di cui al decreto legge n. 269/03,convertito in legge n.326/03. Tale provvedimento,pur avendo superato il vincolo dell’assicurazione obbligatoria presso l’INAIL,cosi come pure l’obbligo della copertura assicurativa del rischio amianto attraverso il pagamento di un premio supplementare,non ha di fatto risolto il problema dell’accesso dei lavoratori marittimi ai benefici previdenziali previsti dalla legge istitutiva n. 257 del lontano 27/3/92. Infatti,il Decreto 27/10/04 del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali,attuativo dell’articolo 47 della legge 326/03,individua all’art. 2,comma 2 dello stesso Decreto, le condizioni di lavoro per l’esercizio del diritto al beneficio previdenziale: - adibizione del lavoratore ad attività di manutenzione e riparazione di impianti e macchinari contenenti amianto; - esposizione del lavoratore,per un determinato periodo giornaliero ( 8 ore, o per la durata oraria giornaliera prevista dal CCNL) ad un ambiente con fibre di amianto in sospensione in determinate quantità (100 fibre/litro). Queste due condizioni,per la specificità e l’atipicità delle prestazioni lavorative del personale marittimo,rendono problematica la ricostruzione di un itinerario professionale propedeutico al conseguimento della certificazione col requisito per l’accesso al beneficio di legge. Questo,per il tipo di organizzazione di lavoro a bordo alle navi,per la estrema mobilità del dipendente dovuta al frequente alternarsi di periodi di imbarco e di riposo,cosi come pure per gli altrettanti frequenti trasferimenti del lavoratore tra diverse società di navigazione. A tutto questo si aggiunge tutta la problematica relativa alla navigazione su navi battenti bandiera estera, su navi ormai inesistenti,ed infine su navi di aziende cessate. Per queste ragioni, risulta problematica,talvolta impossibile, la esecuzione di un atto,quello relativo alla compilazione dell’allegato 2 al Decreto 27/10/04, esperito dalle aziende di navigazione,che diventa pubblico in sede di procedimento di accertamento. Atto dal quale deve risultare che il dipendente è adibito in modo abituale e diretto alle attività comportanti esposizione all’amianto di cui all’art.2,comma 2 del Decreto summenzionato,al fine della presentazione del relativo curriculum lavorativo,di cui all’art.3,comma 3 del Decreto medesimo,rilasciato dal datore di lavoro. Per effetto di tutte queste oggettive difficoltà,ed al fine di pervenire ad una soluzione,le OO.SS. Confederali di categoria FILT-CGIL,FIT-CISL,UILTRASPORTI,nel gennaio del 2005 hanno portato all’attenzione del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali,On.le Maroni,l’esigenza di sostituire il suddetto curriculum con la copia dell’estratto matricolare rilasciato dalle Capitanerie di Porto. Quello dell’estratto matricolare costituisce la soluzione più ovvia ad una serie di problemi che vengono sistematicamente e strumentalmente sollevati dalle imprese armatoriali,unitamente,per i casi di navi non più esistenti e di aziende cessate, a quelli che oggettivamente vengono rilevati dalle Direzioni Provinciali del Lavoro. Direzioni Provinciali del Lavoro non competenti in materia di collocamento della gente di mare,cosi come pure dal punto di vista territoriale,e quindi inadeguate, stante le evidenti difficoltà di carattere organizzativo e logistico, che i vari Servizi Ispezione Lavoro,dovranno affrontare per istruire le previste indagini per certificare i curricula. A riprova della validità della proposta sindacale,successivamente,in data 13 aprile 2005,le Commissioni IX e XI della Camera dei Deputati, recependo le argomentazioni addotte dalle Organizzazioni Sindacali Confederali di categoria,hanno approvato una risoluzione,nei confronti della quale il Ministro Maroni ha espresso parere favorevole, con la quale impegnavano il Governo ad emanare una Circolare esplicativa ed integrativa del Decreto attuativo 27/10/2004 che consentisse l’utilizzo dell’estratto matricolare,in sostituzione del curriculum rilasciato dal datore di lavoro per l’istruzione della procedura di presentazione della domanda. A tutto oggi,nulla è stato fatto in proposito,nonostante un sollecito esperito dalle OO.SS. Confederali di categoria attraverso una nota inviata il 14 novembre 2007 al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali,all’INPS e per quanto di competenza all’IPSEMA. Nella quale nota,tra l’altro,si sottolineava la mancanza di un qualsiasi provvedimento per risolvere la problematica dell’amianto dei marittimi,nonostante la soluzione proposta dal Parlamento al Governo con risoluzione alla unanimità,maggioranza ed opposizione,già nella precedente legislatura. Alla nota,abbiamo riscontrato la sola risposta dell’INPS,Direzione Centrale delle Prestazioni,che,in maniera molto pilatesca,nel prendere atto delle argomentazioni di cui alla nota delle Segreterie Nazionali del Sindacato Confederale del 14/11/07,riconoscerà i benefici previdenziali connessi alla attività lavorativa che comporta esposizione all’amianto,previa presentazione della domanda secondo la normativa vigente. Questo è il dibattito,il confronto,il percorso di lotta del sindacato perseguito a tutti i livelli ed in ogni sede,da quella politica a quella istituzionale. Percorso che ha la finalità di porre tutti i lavoratori sullo stesso piano nell’accesso al diritto. Percorso senz’altro prioritario,considerato il ruolo,la funzione che esercita dal sindacato. Prioritario rispetto a qualsiasi altra alternativa,compresa quella giudiziaria caratterizzata da esiti incerti e discriminatori,dal momento che non tutti possono disporre sul piano probatorio degli elementi processuali necessari per il perseguimento di un risultato positivo.