domenica 29 novembre 2009

Marittimi: Ipsema, nel 2008 in calo del 9% infortuni sul lavoro

L’incidenza media degli infortuni occorsi ai lavoratori marittimi sul posti di lavoro nel 2007 è pari al 3,4% contro il 3,2% del 2006. La metà dei casi (52,4%) ha interessato la categoria di ‘naviglio passeggeri’, categoria nella quale si conta peraltro il maggior numero di posti di lavoro assicurati (circa 11mila). A seguire il ‘carico’ (19,4%) e la ‘pesca’ (14,9%). Insieme queste tre categorie di naviglio coprono circa l'87% degli infortuni esaminati. E’ quanto emerge dal Rapporto sugli infortuni marittimi accaduti nel 2007. Gli infortuni ‘a bordo’ hanno colpito prevalentemente marittimi di sesso maschile, le donne tra i lavoratori marittimi sono del resto una netta minoranza. L’età media dei marittimi italiani è collocata tra i 46 e 50 anni mentre l’età media degli infortunati è intorno ai 40 anni. Le qualifiche professionali piu' interessate dagli infortuni sono il marinaio (19%), il piccolo (14%) e il mozzo (11%) che insieme costituiscono il 44% dei casi registrati dall’Istituto di Previdenza per il Settore Marittimo. Per il 93% dei casi i marittimi infortunati nel 2007 risultano di nazionalità italiana. Il peso degli altri Paesi, comunitari e non, costituisce soltanto l'1,2%, ma si segnala la presenza di una quota di infortuni pari al 2,5% per la quale l’informazione sulla nazionalità del marittimo manca. Gli infortuni per la maggior parte si sono verificati in mare aperto, circa il 60%, (l'83,2% nella pesca) e il 33,5% a bordo delle imbarcazioni. I mesi nei quali si è riscontrato il maggior numero di casi sono quelli estivi (luglio, agosto e settembre). In quasi la metà degli eventi il marittimo si è infortunato in seguito ad una caduta verificatasi per una scivolata (32%) o per una caduta dall’alto (16%). La caduta dovuta a scivolata è la maggiore responsabile per l’attività di pesca dove si rileva che il 42% degli infortuni si è verificato proprio con questa modalità, contro una media del 32%. E' forte nella pesca la prevalenza di infortuni accaduti durante il maneggio di reti e di altri arnesi da pesca o nel corso della raccolta e manipolazione del pescato. Gli infortuni hanno interessato prevalentemente gli arti inferiori (25%), mani e dita (17%), arti superiori (13%).


Un calo di circa il 9%, nel 2008, degli infortuni tra i lavoratori del settore marittimo, rispetto al 2007. E’ il trend che emerge dai dati diffusi dall’Ipsema, l’Istituto di previdenza per il settore marittimo. “E’ con notevole soddisfazione -ha dichiarato il commissario straordinario dell’Ipsema, Antonio Parlato- che l’istituto segnala un netta diminuzione degli infortuni nel comparto marittimo. Il dato totale del calo e’ molto significativo, essendo pari al 8,8% -ha sottolineato- ed in alcuni comparti, come la pesca, si arriva ad una diminuzione del 21,8%, mentre ad esempio nel diporto, si registra un aumento nella misura del 38,7%, percentuale che in termini relativi va però rapportata al ridotto numero di assicurati”. Generalmente, secondo l’Ipsema, la maggiore incidenza di infortuni, rispetto ai posti di lavoro assicurati, si verifica nella categoria navi passeggeri, in cui è stato individuato anche il massimo numero medio di giorni di prognosi, ma una percentuale di casi con invalidità permanente residua di poco inferiore alla media rilevata su tutte le categorie. Nel periodo considerato però anche la categoria delle navi passeggeri fa registrare un decremento pari al 10,8%. Anche gli infortuni mortali nel 2008 hanno registrato un rilevante calo, il cui andamento pero’, precisa l’Ipsema, deriva da circostanze fluttuanti, tanto che nel 2007 vennero registrati numerosi casi mortali nel settore della pesca, mentre nessuno l’anno successivo. Anche nella categoria delle navi passeggeri il numero degli infortuni mortali nel 2008 ha subito un rilevante calo.
Fonti: IPSEMA e LABITALIA (gruppo adnkronos)